incesto
Mia figlia e la sua amica
12.01.2026 |
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"La casa, un tempo luogo di lavoro e riposo, si trasformò in un santuario del piacere proibito..."
L'aria di giugno, sebbene ancora giovane, portava già il peso dell'estate imminente. Avvolgeva la costa con un abbraccio tiepido, quasi soffocante, che prometteva giornate lunghe e notti afose. Fabio, un uomo di quarant'anni che il tempo aveva scolpito piuttosto che intaccato, scaricava gli attrezzi dal furgone. Le sue spalle larghe fendevano l'aria, i muscoli guizzavano sotto la maglietta sottile ad ogni movimento. Aveva preso qualche giorno di ferie, un'oasi solitaria mentre sua moglie continuava la sua routine in città, per dedicarsi a quei lavori di ristrutturazione che la casa al mare attendeva da tempo. Un'impresa che affrontava con la stessa determinazione con cui si manteneva in forma, il suo corpo una testimonianza di anni di palestra e disciplina.Marika, la figlia sedicenne, spuntò dalla porta, i capelli mossi dal vento salmastro incorniciavano un viso fresco e vivace.
Papà, posso venire con te? Magari ti do una mano.
Fabio sollevò un sopracciglio, un sorriso gli increspò le labbra.
Sei sicura? Non è esattamente una gita in spiaggia, ci sarà da faticare.
Marika agitò una mano, scacciando l'idea della fatica con un gesto leggero.
Ma sì! E poi, posso portare anche Lorenza? Le farebbe bene un po' di aria di mare.
Fabio esitò un attimo, poi annuì. Due ragazze in giro per casa avrebbero sicuramente aggiunto un po' di brio alla sua solitaria impresa. E forse, un po' di aiuto, anche se improbabile, non avrebbe guastato.
Il viaggio in auto fu un miscuglio di risate e musica ad alto volume. Marika e Lorenza, sedute sul sedile posteriore, canticchiavano a squarciagola, i loro volti illuminati dal sole. Fabio le osservava di tanto in tanto dallo specchietto retrovisore, un calore inatteso gli si diffondeva nel petto. Arrivati, la casa li accolse con il suo silenzio polveroso, l'odore di salsedine e di legno vecchio che si mescolavano nell'aria immobile.
Fabio si rimboccò le maniche, cominciando a ispezionare il bagno da ristrutturare, la mente già proiettata su malte, piastrelle e tubature. Le ragazze, invece, non persero tempo. Le loro risate cristalline si allontanarono verso la spiaggia, il richiamo del mare troppo forte per essere ignorato. L'acqua, a inizio giugno, era ancora un morso freddo sulla pelle, ma la calura del sole rendeva ogni immersione un sollievo benvenuto.
Quando tornarono, il sole cominciava la sua lenta discesa, dipingendo il cielo di arancione e rosa. Fabio era intento a misurare una parete, il metro che schioccava contro il legno. Sentì le voci delle ragazze avvicinarsi, poi i loro passi sulla ghiaia del vialetto. Si voltò, il metro ancora in mano, e il suo sguardo si bloccò. Lorenza, avvolta in un costume intero che aderiva come una seconda pelle, si asciugava i capelli bagnati con un asciugamano. Le curve del suo corpo, insolitamente mature per i suoi sedici anni, erano delineate con una chiarezza disarmante. I fianchi si allargavano morbidi, il seno spingeva contro il tessuto, le gambe lunghe e affusolate. Marika, accanto a lei, non era da meno, ma in quel momento, gli occhi di Fabio erano calamitati dall'amica di sua figlia. Un'onda di calore gli salì al viso, e un brivido sottile gli corse lungo la schiena. Cercò di distogliere lo sguardo, di ricacciare indietro quei pensieri inappropriati, ma la visione era rimasta impressa nella sua mente.
Le due ragazze, immerse nella loro conversazione, non persero lo sguardo dell'uomo. I loro occhi, abituati a cogliere ogni sfumatura, notarono il leggero rigonfiamento sotto i pantaloni della tuta di Fabio. Un'erezione appena accennata, un segnale inequivocabile. Uno scambio di sguardi complici passò tra loro, un sorriso malizioso sulle labbra di Lorenza.
La mattina seguente, l'odore del caffè si mescolava a quello di pane tostato. Marika e Lorenza scesero in cucina, ancora assonnate, i capelli arruffati. Trovarono Fabio seduto al tavolo, solo un paio di pantaloncini corti a coprirgli i fianchi. Il suo petto nudo, scolpito da anni di allenamento, era una tela di muscoli ben definiti, gli addominali disegnati sotto la pelle abbronzata. Marika era abituata a quella vista, conosceva ogni dettaglio del fisico di suo padre, ma per Lorenza, era una rivelazione. I suoi occhi indugiarono sulle spalle larghe, sui bicipiti tesi, sul ventre piatto. Un rossore le salì alle guance.
Dopo colazione, le ragazze si prepararono per la spiaggia. La sabbia calda sotto i piedi, il suono delle onde che si infrangevano dolcemente. Si stesero sui loro teli, il sole che accarezzava la loro pelle.
"Sai, Marika, tuo padre è proprio un gran pezzo di uomo."
Lorenza si girò su un fianco, appoggiando il mento sulla mano, lo sguardo fisso sull'orizzonte.
"Ma che dici? È mio padre!"
Marika la guardò, un'espressione di sconcerto sul viso.
"Sì, lo so. Ma ha un fisico che... mamma mia. Mi piacerebbe tanto che mi scopasse."
Le parole di Lorenza caddero come un sasso in uno stagno. Marika si sollevò di scatto, il cuore che le batteva all'impazzata.
"Sei impazzita? Non lo farebbe mai! È mio padre! Non ti si filerebbe nemmeno."
Lorenza sorrise, un bagliore di sfida nei suoi occhi.
"Ah, no? Scommettiamo? Provo a provocarlo. Se cede, se lo scoperò."
Marika esitò, un misto di incredulità e una strana eccitazione che le stringeva lo stomaco. Era convinta che suo padre non avrebbe mai ceduto a una tale provocazione.
"Va bene. Scommettiamo. Ma non succederà mai."
Un sorriso enigmatico apparve sul volto di Lorenza.
"Vedremo, vedremo."
Il pomeriggio, Fabio era immerso nei lavori del bagno. Il rumore del trapano riempiva la casa, intervallato da colpi di martello e il fruscio della carta vetrata. Le ragazze tornarono dalla spiaggia. Marika, con un'espressione furtiva, si nascose nell'armadio della camera da letto, il cuore che le martellava nel petto. Lorenza, invece, si diresse direttamente verso il bagno.
"Sigorn Fabio sono tornata. Marika è ancora in spiaggia. Posso farmi una doccia? Sono piena di sabbia."
La sua voce era un sussurro dolce, quasi infantile. Fabio, con la testa china sulla tubatura, sollevò lo sguardo.
"Certo, Lorenza. Ma io sono ancora qui a lavorare. Inizia pure con il costume, poi tra qualche minuto esco e puoi toglierlo."
Lorenza annuì, un sorriso furbo che le increspava le labbra. Entrò nel box doccia, l'acqua fresca che le scivolava sulla pelle. Fabio continuò a lavorare, il ronzio del trapano che riprendeva. Ma il suono dell'acqua, il fruscio dei movimenti di Lorenza, lo distraevano.
Poi, la sentì. Un leggero scivolio, un sospiro. Si voltò. Lorenza era lì, sotto il getto, i capelli bagnati appiccicati al viso. E il reggiseno del costume era sparito. Le goccioline d'acqua le bagnavano i seni, disegnandone i contorni perfetti, i capezzoli turgidi che spingevano contro la pelle umida.
"Oh, scusa, Fabio! Non volevo. Mi è scivolato."
La sua voce era un sussurro, le guance leggermente arrossate.
"Ma in fondo, potrei essere tua figlia, no?"
Fabio, con un sussulto, sentì il sangue pulsargli nelle vene. La visione di quel corpo giovane e nudo, le parole cariche di un'innocenza forzata, lo scossero profondamente. Lasciò cadere gli attrezzi, il rumore metallico che echeggiò nel bagno.
"Io... io esco. Fai pure con calma."
Uscì di fretta, la porta del bagno che si chiudeva alle sue spalle. Marika, nascosta nell'armadio, tirò un sospiro di sollievo. Suo padre aveva resistito. La scommessa era vinta. La serata trascorse senza intoppi, un velo di normalità che copriva le tensioni sotterranee.
La mattina seguente, il primo sole filtrava dalle persiane. Fabio si svegliò presto, il bisogno di una doccia che lo spingeva fuori dal letto. Entrò in bagno, lasciando la porta socchiusa, il vapore caldo che si diffondeva nell'aria. Pochi minuti dopo, Lorenza, spinta da un bisogno fisiologico, si diresse anche lei verso il bagno. Entrò senza bussare.
La scena che le si presentò la lasciò senza fiato. Fabio era lì, sotto il getto, le mani che stringevano il suo cazzo, le dita che lo accarezzavano con movimenti lenti e ritmici. I suoi occhi erano chiusi, la testa reclinata all'indietro, un'espressione di piacere che gli deformava il viso. Stava pensando a lei, Lorenza, sotto la doccia, il suo corpo nudo che si muoveva nell'acqua.
Lorenza lo osservò per un istante, il cuore che le batteva forte nel petto. Poi, con un piccolo colpo di tosse, si fece sentire. Fabio aprì gli occhi di scatto, il suo viso che si tinse di un rosso profondo. Il suo cazzo, enorme e pulsante, era ancora stretto tra le sue mani.
"Lorenza! Oh, scusa, non pensavo fossi già sveglia."
La sua voce era un sussurro rauco, un misto di vergogna e imbarazzo.
"Non ti preoccupare. Capita."
Lorenza sorrise, un sorriso malizioso che non lasciò dubbi sulle sue intenzioni.
Quando le ragazze scesero per colazione, Fabio era già al lavoro, il solito pantaloncino corto e il petto nudo. L'aria era già calda, il sole che picchiava forte. Dopo aver mangiato, Marika si ritirò in bagno, lasciando Lorenza sola con il padre. Era il momento di cambiarsi, di indossare il costume. E Lorenza non perse l'occasione.
Si tolse i vestiti lentamente, un movimento studiato, quasi una danza, sapendo che gli occhi di Fabio erano su di lei. Il suo corpo giovane e formoso si rivelò al sole del mattino, ogni curva, ogni linea, un invito silenzioso. Fabio, intento a mescolare della vernice, non riuscì a distogliere lo sguardo. La visione di Lorenza nuda, la pelle liscia e abbronzata, i seni che si muovevano leggermente ad ogni respiro, gli fece perdere la concentrazione.
Il secchio di vernice gli scivolò dalle mani, la scala su cui era appoggiato traballò. Fabio perse l'equilibrio, cadendo a terra con un tonfo sordo. La vernice bianca si riversò su di lui, coprendolo dalla testa ai piedi.
Marika, sentendo il rumore, uscì di corsa dal bagno. La scena che le si presentò fu surreale: suo padre steso a terra, completamente ricoperto di vernice, e Lorenza in piedi accanto a lui, un'espressione di finto spavento sul viso.
"Oh mio Dio, Fabio! Stai bene?"
Lorenza si chinò su di lui, la sua voce piena di falsa preoccupazione.
"Sì, sì, sto bene. Ma guarda che casino!"
Fabio cercò di sollevarsi, il corpo appiccicoso e freddo per la vernice.
"Marika, corri in farmacia! Prendi dell'acqua ossigenata, magari si è sbucciato da qualche parte. Io lo aiuto ad arrivare in bagno, deve farsi una doccia subito, prima che questa si indurisca."
Marika, ancora confusa, annuì e corse fuori. Lorenza, con un sorriso trionfante, aiutò Fabio a sollevarsi.
"Vieni, ti aiuto io."
Lo accompagnò in bagno, il suo corpo nudo che sfiorava il suo, un contatto che lo fece rabbrividire. Fabio si tolse i pantaloncini, rimanendo solo con i boxer, anch'essi imbrattati di vernice. Entrò nella doccia, l'acqua calda che cominciava a sciogliere il colore.
"Lascia che ti lavi la schiena. Sarà più facile."
Lorenza afferrò una spugna, il suo corpo nudo che si avvicinava al suo. Le sue dita sfiorarono la pelle di Fabio, un contatto delicato ma deciso. La schiena di lui, tesa e muscolosa, si rilassò sotto le sue carezze. Poi, Lorenza si mosse, scivolando davanti a lui.
"Grazie, Lorenza, sei un angelo."
Fabio la guardò, i suoi occhi che si posarono sul suo corpo nudo, le goccioline d'acqua che le bagnavano i seni. Poi, sentì le dita di Lorenza scivolare lungo le sue gambe, lavando via la vernice. Le sue mani salirono, sfiorando le sue cosce, sempre più in alto. Fabio sentì il suo cazzo pulsare, il sangue che gli affluiva, rendendolo duro come una pietra.
Con un movimento rapido e inaspettato, Lorenza gli afferrò i boxer, abbassandoli in un solo gesto. Il cazzo di Fabio, enorme e turgido, balzò fuori, schiaffeggiando l'aria umida.
"Oh! Lorenza, che fai?"
La voce di Fabio era un gemito, un misto di sorpresa e desiderio.
"Esci, ti prego."
Ma Lorenza non ascoltò. Invece, si inginocchiò, il suo viso all'altezza del suo membro. Lo prese tra le labbra, la lingua calda e umida che lo avvolgeva. Fabio cercò di resistere, di allontanarsi, ma il piacere era troppo intenso. Il suo corpo lo tradiva, il cazzo che si muoveva da solo, spingendo contro la sua bocca.
"Mmm, che buono."
Lorenza mugolò, la sua lingua che leccava la punta, poi scendeva lungo l'asta, succhiando con avidità. Il suono schioccante delle sue labbra, il profondo squelching della sua bocca sul suo pene, riempiva il bagno. Fabio chiuse gli occhi, abbandonandosi alla sensazione, le mani che si aggrappavano al muro.
Lorenza si alzò, il suo viso ancora bagnato di saliva e pre-cum.
"Ora chiamo Marika. Le dico di prendere altre cose, così le faccio perdere un po' di tempo. Noi, intanto, possiamo divertirci."
Fabio, il cervello annebbiato dal piacere, annuì, incapace di parlare. Non aveva più controllo. Lorenza afferrò il telefono, componendo il numero di Marika.
"Marika, ascolta, ho dimenticato di dirti. Prendi anche... uhm... le bende elastiche e il disinfettante. Sì, quelli che abbiamo usato l'altra volta. E magari anche un tubetto di pomata per le contusioni. Fai con calma, non c'è fretta."
Un sorriso trionfante le increspò le labbra mentre riattaccava.
"Ora non ci disturberà nessuno."
In realtà, Lorenza aveva detto a Marika di tornare subito, in silenzio, e di prepararsi a una sorpresa. Marika, incuriosita e con un presentimento, tornò di corsa, la porta della casa che si chiudeva dolcemente alle sue spalle. Entrò in camera da letto, il cuore che le batteva all'impazzata.
La scena che le si presentò la lasciò senza fiato. Lorenza era stesa sul letto matrimoniale, le gambe aperte, il suo corpo giovane e nudo che si offriva senza veli. E sopra di lei, suo padre, Fabio, completamente nudo, il suo corpo muscoloso che si muoveva ritmicamente. Il suo cazzo, enorme e rosso, entrava e usciva dalla figa di Lorenza con una violenza selvaggia. I gemiti di piacere di Lorenza riempivano la stanza, mescolandosi al suono sordo dei corpi che si incontravano.
Marika rimase immobile sulla soglia, gli occhi sgranati, la bocca leggermente aperta. Non sapeva cosa fare, il suo cervello che cercava di elaborare quella visione inaspettata. Un'ondata di shock le travolse, seguita da un'emozione inaspettata. Mezz'ora passò, un tempo infinito, mentre osservava la scena. Il suo corpo cominciò a reagire, un calore che le si diffondeva nel ventre. Aveva sempre avuto un debole per suo padre, un'attrazione segreta che aveva cercato di soffocare. Ma ora, vederlo così, selvaggio e primordiale, la eccitava in modo inimmaginabile.
Le sue dita scivolarono tra le sue cosce, trovando la sua figa bagnata. Si infilò un dito, cominciando a masturbarsi, i suoi gemiti silenziosi che si mescolavano a quelli di Lorenza.
Lorenza, con gli occhi semichiusi dal piacere, la notò. Un sorriso malizioso le si disegnò sul viso.
"Marika, non stare lì impalata! Vieni, unisciti a noi!"
Fabio, sentendo la voce di Lorenza, aprì gli occhi. Vide Marika sulla soglia, il suo dito che le accarezzava la figa. Un'ondata di panico lo travolse. Cercò di allontanarsi da Lorenza, di coprirsi, ma era troppo tardi.
Marika, vedendo il padre completamente nudo, il suo cazzo ancora duro e pulsante, sentì la voglia crescere ancora di più.
"Papà, se non vuoi che dica niente alla mamma, ora devi scoparci entrambe."
La sua voce era ferma, decisa, senza un'ombra di esitazione. Fabio, ancora sotto shock, non ebbe il coraggio di replicare. Il suo corpo, traditore, si mosse da solo, ubbidendo all'ordine implicito di sua figlia. Si staccò da Lorenza, il suo cazzo ancora grondante di umori.
Marika si avvicinò al letto, si tolse i vestiti con un movimento rapido, il suo corpo giovane e sinuoso che si rivelava al padre. Si sdraiò accanto a Lorenza, le gambe che si aprivano in un invito silenzioso. Fabio si trovò tra le due ragazze, il suo cazzo pulsante che non sapeva dove andare. Lorenza lo prese per mano, guidandolo verso la figa di Marika. Il suo membro scivolò dentro, un gemito di piacere che le sfuggì dalle labbra.
Il sesso fu un vortice di corpi, umori e gemiti. Fabio, inizialmente riluttante, si abbandonò al piacere, il suo cazzo che entrava e usciva dalle fighe delle due ragazze, alternando l'una all'altra. Il suono schioccante delle loro carni che si incontravano, il fruscio dei peli pubici che si strofinavano, i loro sospiri e le loro urla di piacere riempivano la stanza. Fabio le scopava selvaggiamente, senza ritegno, le mani che stringevano i loro fianchi, i loro seni, le loro natiche. Le fighe delle ragazze, bagnate e strette, gli stringevano il cazzo, portandolo sull'orlo dell'orgasmo più e più volte. I loro corpi si muovevano in perfetta sincronia, un triangolo di carne e desiderio. I loro clitoridi, duri e sensibili, venivano accarezzati dalle dita di Fabio, mentre il suo cazzo continuava a pompare dentro di loro. Il sapore della pelle, il profumo del sesso, il calore dei loro corpi intrecciati, tutto si fuse in un'unica, inebriante esperienza.
I giorni seguenti, i lavori di ristrutturazione della casa al mare passarono in secondo piano. Ogni occasione era buona per Fabio, Marika e Lorenza per ritrovarsi in un triangolo di sesso violento. La casa, un tempo luogo di lavoro e riposo, si trasformò in un santuario del piacere proibito. Le notti erano lunghe, i corpi intrecciati, i gemiti che echeggiavano nel silenzio. Fabio, la sua figlia e l'amica di lei, si persero in un vortice di desiderio, un segreto condiviso che li legava in un modo inaspettato e perverso. Ogni sguardo, ogni tocco, ogni parola, era un preludio a un'altra, ininterrotta esplosione di piacere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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